Chi siederà domani nei nostri consigli comunali, nelle commissioni, nel Gran Consiglio? La domanda sembra retorica, ma non lo è più. In sempre più Comuni si fatica a comporre le liste, sempre più commissioni lavorano con organici incompleti, sempre più cittadini competenti declinano l’invito a candidarsi.
Già nell’assemblea generale del 2022, la nostra Associazione aveva messo al centro proprio questo tema, constatando che il legame fra attività imprenditoriale e impegno politico si era progressivamente affievolito. Quattro anni dopo, dobbiamo ammettere che quel richiamo è ancora più necessario: l’erosione è proseguita, e nel frattempo il contesto istituzionale è diventato ancor più fragile.
In Svizzera sono i cittadini a fare lo Stato: chi siede in Parlamento non è un politico di professione, ma qualcuno che parallelamente esercita un altro mestiere. È una condizione rara, quasi unica, che produce due effetti preziosi: decisioni più pragmatiche, perché prese da chi ne conoscerà le conseguenze concrete; ed equilibrio nella rappresentanza dei diversi interessi.
Il rapporto fra impresa e politica funziona nei due sensi. La partecipazione diretta permette all’economia di portare all’attenzione le problematiche del proprio settore, nel tentativo di tradurle poi in condizioni quadro capaci di mantenere competitive le nostre aziende e di preservare i posti di lavoro. Ma vale anche il contrario: chi ha esercitato un mandato pubblico porta in azienda una comprensione più fine della complessità, dei tempi delle procedure, delle ragioni altrui e una visibilità sull’evoluzione delle condizioni quadro. Le due esperienze si alimentano a vicenda.
Ovviamente l’impegno di milizia comporta importanti sacrifici. Il lavoro in azienda e il mandato pubblico costituiscono un doppio impegno, oggi sempre più difficile da conciliare tra loro e con la vita privata. Chi accetta un incarico, sa che sottrarrà ore all’azienda e alla famiglia, e che le varie prese di posizione saranno commentate in tempo reale e talvolta eccessivo. Che la disponibilità si sia assottigliata non sorprende, ma non possiamo rassegnarci davanti a queste oggettive difficoltà.
Le istituzioni ticinesi stanno attraversando una delle fasi più delicate della loro storia recente. Conti pubblici sotto pressione, fiducia in calo, difficoltà crescente a identificare chi si assume responsabilità: proprio le circostanze in cui servirebbero persone dotate di competenze ed esperienze pratiche, capaci di entrare nel merito di temi complessi con spirito pragmatico e non idealista, concentrandosi su soluzioni di lungo termine e non polemiche di giornata, intervenendo solo dove necessario per il cantone, non dove opportuno per la propria visibilità.
In questo senso, l’approccio delle imprese familiari può essere d’aiuto alla politica: sentiamo la responsabilità di quello che abbiamo ricevuto dalla generazione precedente, e lavoriamo per lasciare alla prossima generazione una situazione migliore rispetto a quello che abbiamo ricevuto. L’asse temporale generazionale è esattamente lo sguardo di cui c’è bisogno quando si discute di risanamento finanziario, di previdenza, di energia, di pianificazione del territorio: materie in cui le scelte comode di oggi diventano i costi insostenibili sulle spalle dei nostri figli.
L’impegno politico può essere svolto in diverse forme: nei gremi delle associazioni di categoria, nei consigli ed esecutivi comunali, nei partiti, così come a livello cantonale e federale. La scelta resta individuale, ed è giusto che ognuno scelga a seconda della propria disponibilità di tempo e preferenza. Ma con l’avvicinarsi dell’anno elettorale, vorrei rivolgere un invito diretto alle imprenditrici e agli imprenditori: mettetevi a disposizione per contribuire anche politicamente alla costruzione del futuro dei nostri Comuni e del nostro Cantone. Non perché serva una rappresentanza di categoria in più, ma perché chi fa impresa conosce il significato concreto dell’assunzione di responsabilità a lungo termine. Lo si vede quando si versano gli stipendi a fine mese. Lo si vede quando si mettono a rischio capitali per investimenti importanti per l’azienda. Lo si vede quando occorre comunicare una scelta difficile, guardando negli occhi chi ne subirà le conseguenze. È esattamente questa competenza che serve alle istituzioni: la volontà di decidere e rispondere di ciò che si è deciso.
A chi si metterà a disposizione dico: non sarete soli in questo impegno. Le associazioni di categoria saranno al vostro fianco, ognuna con le proprie competenze. Vi aiuteremo a capire le procedure e il linguaggio istituzionale, a decifrare i dossier sempre più tecnici e complessi, e a capirne l’impatto per tutti gli attori coinvolti. Lo faremo proattivamente per rendere il vostro impegno politico più efficiente e appassionante, supportandovi con argomenti chiari e solidi, per affrontare i dibattiti con la giusta consapevolezza.
Chi siederà domani nelle stanze dei bottoni? Dipende, molto più di quanto siamo disposti ad ammettere, da ciascuno di noi.
Martino Piccioli, presidente di AIF Ticino