In un momento in cui il dibattito politico tende a polarizzarsi su slogan, l’iniziativa “Sì alla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima” rappresenta un esempio di proposta concreta, equilibrata e orientata alla tutela del tessuto economico reale del nostro Cantone. Come imprenditori di famiglia sosteniamo quindi con convinzione un voto favorevole, in particolare pensando al ruolo delle nostre realtà aziendali.
La richiesta dell’iniziativa è semplice: evitare che una revisione puramente tecnica delle stime immobiliari si traduca automaticamente in un aumento della pressione fiscale per cittadini e imprese o in una riduzione delle prestazioni sociali. Non si tratta di bloccare le riforme, né di negare l’esigenza di aggiornare i valori di stima, ma di impedire che un atto amministrativo produca effetti economici sproporzionati e non discussi democraticamente.
Questo punto è essenziale per comprendere la posta in gioco. Oggi le stime immobiliari in Ticino sono sensibilmente inferiori ai valori di mercato e il loro aggiornamento potrebbe generare, senza misure correttive, centinaia di milioni di franchi di maggior gettito fiscale, ma non solo: attraverso l’aumento delle stime aumenta la sostanza dei contribuenti, ciò che influisce su imposte, contributi e – per le fasce inferiori – prestazioni sociali. Non si tratta dunque di un dettaglio tecnico, ma di una potenziale redistribuzione massiccia di risorse, che rischia di colpire in modo cieco famiglie, anziani e non da ultimo imprese.
Soprattutto le imprese di famiglia si trovano in una posizione delicata. A differenza delle grandi multinazionali, esse sono spesso fortemente radicate sul territorio, possiedono immobili produttivi e reinvestono localmente i propri utili. Un aumento automatico del valore di stima delle loro infrastrutture, dei terreni o degli stabili aziendali comporterebbe automaticamente un incremento della fiscalità immobiliare, senza che vi sia stato alcun aumento reale della redditività.
Il meccanismo tocca direttamente i flussi di cassa delle imprese. Risorse che oggi vengono destinate a salari, innovazione, formazione o passaggi generazionali verrebbero invece assorbite da un carico fiscale più elevato. In un contesto economico e geopolitico complesso e incerto, ciò può fare la differenza tra un’impresa che cresce e una che fatica a restare competitiva.
L’iniziativa introduce un principio di responsabilità politica: eventuali aumenti di imposte devono essere il risultato di una decisione consapevole del legislatore, non la conseguenza automatica di un aggiornamento tecnico. Questo rafforza la trasparenza democratica e permette di valutare, caso per caso, le necessarie misure di compensazione. Per le imprese di famiglia, ciò significa soprattutto prevedibilità. Sapere che i costi fiscali non possono cambiare drasticamente da un giorno all’altro per effetto di una decisione amministrativa consente di pianificare investimenti a lungo termine, di garantire stabilità occupazionale e di affrontare con maggiore serenità le sfide del mercato.
Non va inoltre dimenticato l’effetto indiretto sull’intero sistema economico. Un aumento della pressione sui proprietari immobiliari tende inevitabilmente a riversarsi sugli affitti e sui prezzi, con conseguenze anche per inquilini e consumatori. Difendere le imprese di famiglia significa difendere l’equilibrio complessivo del nostro tessuto sociale ed economico.
Non da ultimo vi è un elemento di equità che non può essere ignorato. Non è giusto che un imprenditore, una famiglia o un anziano debbano pagare di più o ricevere meno semplicemente perché un valore contabile è stato aggiornato, senza che la loro situazione economica reale sia cambiata. L’iniziativa mira a evitare questa distorsione, sancendo un principio di buon senso: una revisione tecnica non può trasformarsi in un aumento delle imposte.
Per tutte queste ragioni, votare “Sì” il prossimo 14 giugno significa scegliere stabilità, trasparenza e rispetto per chi crea valore sul territorio. Significa proteggere le imprese di famiglia, che rappresentano una colonna portante della nostra economia, e garantire che le regole del gioco restino eque e comprensibili. In un’epoca di incertezze, dare sicurezza a chi investe, lavora e tramanda un’attività alle generazioni future non è una scelta economica ma una scelta di responsabilità verso l’intera comunità.
Martino Piccioli, presidente di AIF Ticino