Successione, la sfida urgente: 4 imprese familiari su 10 in Ticino non sono (ancora) pronte

La successione non è più un tema per il futuro, ma una sfida concreta e immediata per l’economia ticinese. È questo il messaggio emerso con forza dalla 11ma Assemblea generale di AIF Ticino, che ha riunito imprenditori, accademici e istituzioni per discutere il ruolo della governance e del passaggio generazionale nelle imprese familiari.

I numeri parlano chiaro e posso anche preoccupare: secondo l’Osservatorio AIF-SUPSI, circa il 40% delle imprese familiari ticinesi non ha ancora definito un piano di successione e oltre il 26% non ha individuato un successore. Un dato particolarmente rilevante in un contesto in cui le imprese familiari rappresentano una componente fondamentale del tessuto economico cantonale, con oltre 8’400 aziende e più di 83’000 addetti.

«La continuità delle imprese familiari non può essere data per scontata», ha dichiarato Martino Piccioli, Presidente di AIF Ticino. «Il passaggio generazionale è in assoluto il momento più delicato nella vita di un’azienda: richiede preparazione, strumenti adeguati e una cultura della governance organizzata che va rafforzata. È necessario difendere condizioni quadro competitive e pensare alla continuità delle imprese familiari (e quindi alla successione) come un elemento di importanza strategica per il benessere territoriale».

Nel suo intervento, Prof. Fabio Quarato, esperto di imprese familiari e professore all’Università Bocconi, ha sottolineato come la sfida non sia solo organizzativa ma anche culturale: «La successione è un processo complesso che coinvolge famiglia, impresa e proprietà. Non basta individuare un successore: servono modelli di governance chiari, ruoli definiti e una crescente apertura a competenze esterne. Le imprese che pianificano per tempo sono anche quelle che innovano di più e crescono meglio».

Un esempio concreto di questa evoluzione è stato portato da Nils Planzer, CEO di Planzer SA, una delle principali aziende logistiche svizzere, attiva a livello internazionale ma ancora interamente controllata dalla famiglia fondatrice. Fondata nel 1936 e oggi guidata dalla terza generazione, l’azienda rappresenta un caso emblematico di continuità imprenditoriale basata su valori di lungo periodo: «Un’impresa familiare deve pensare in generazioni, non in trimestri», ha evidenziato Planzer, sottolineando come il successo nel tempo derivi da una combinazione di identità e adattamento. Planzer ha evidenziato come questo approccio di lungo periodo richieda condizioni quadro stabili e prevedibili, in grado di sostenere gli investimenti e l’innovazione anche in un contesto competitivo come quello svizzero. «La continuità non è automatica: richiede visione, preparazione e la capacità di integrare nuove competenze senza perdere i propri valori». Questo approccio si riflette anche nella cultura aziendale del gruppo, che pone le persone al centro e privilegia una prospettiva di lungo termine rispetto ai risultati immediati.

Dal dibattito è emersa con chiarezza la necessità di rafforzare gli strumenti a supporto delle imprese familiari, in particolare in tre ambiti chiave: la pianificazione anticipata della successione, lo sviluppo di modelli di governance più strutturati e l’accesso a competenze manageriali qualificate.

AIF Ticino ha ribadito il proprio impegno a sensibilizzare le imprese familiari e aiutarle condividendo buone pratiche, così come a favorire il dialogo tra mondo imprenditoriale, accademico e istituzionale, con l’obiettivo di creare un ecosistema favorevole alla continuità delle imprese familiari. «Le imprese familiari rappresentano un pilastro della stabilità economica e sociale del nostro territorio», ha concluso Piccioli. «Sostenere la loro continuità significa investire nel futuro del Ticino».

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